Città di Airola

Monastero di Regina Coeli

Con atto del notaio Fabrizio Tofano del 22 settembre 1593, il duca Ferdinando Caracciolo costituì un primo fondo occorrente per l’edificazione di un monastero di monache di clausura.

Con atto del notaio Fabrizio Tofano del 22 settembre 1593, il duca Ferdinando Caracciolo costituì un primo fondo occorrente per l’edificazione di un monastero di monache di clausura. Dopo la morte del duca Ferrante, avvenuta il 20 settembre 1596, il figlio Francesco compì la volontà del genitore ed il monastero fu completato il 1616. Il 18 giugno 1625Mons. Ettore Diotallevi, vescovo diocesano, decretò la trasformazione del Conservatorio di donne vergini, fino ad allora ospitate nell’edificio, in monastero di monache di clausura. La bolla di clausura fu concessa da papa Urbano VIII, con l’obbligo di osservare la regola del terzo ordine di san Francesco, sotto l’istituto di Santa Elisabetta d’Ungheria. Per volere di D. Isabella Guevara, consorte del duca Francesco e madre del cardinale Innico Caracciolo, il monastero fu chiamato Regina Coeli. Con la legge del 7 luglio 1866, i beni delle monache furono confiscati. Dopo la confisca il monastero fu ceduto al comune che lo mise all’asta. Le religiose, con l’aiuto dei fedeli, riuscirono ad aggiudicarsi l’asta e a riappropriarsi della proprietà. Il 15 aprile del 1932 papa Pio XI concesse alle monache il passaggio al secondo ordine francescano, diventando così monache clarisse con l’osservanza della prima regola di Santa Chiara. La chiesa, edificata prima del monastero, ha la base a croce latina ed e ad una sola navata con quattro cappelle laterali. Gli altari sono sette, l’altare maggiore, i due altari posti ai lati del transetto e i quattro altari delle cappelle laterali. Dal transetto si accede alla sagrestia dove si nota una lapide marmorea che ricorda obbligo di una messa per settimana per l’anima del cardinale Innico Caracciolo, benefattore del monastero. All’interno del monastero è conservata una pregevole cappella con affreschi di notevole fattura, fatta costruire Vincenzo Gasparre e Donna Ippolita Carafa.

   

Ultimo aggiornamento

20 Ottobre 2021, 09:21